Da quando, sul finire degli anni Venti, Alexander Fleming scoprì il potere battericida di alcune muffe, di fatto segnando la nascita degli antibiotici, la storia della farmacia è cambiata: malattie che oggi non destano particolare preoccupazione, ma che un tempo potevano anche risultare fatali, sono diventate facilmente gestibili. Purtroppo, con l’avanzare del tempo, a fronte di un utilizzo smodato dei medicinali antibiotici, è emerso un fenomeno che può minare totalmente la loro efficacia: l’antibioticoresistenza. Scopriamo insieme di che cosa si tratta.
Cos’è la resistenza agli antibiotici?
L’antibiotico-resistenza, come facilmente intuibile, è un fenomeno per cui i batteri diventano resistenti ai farmaci antibiotici normalmente impiegati per contrastarli e debellare le infezioni da essi causati: in parole povere, significa che i batteri non si fanno più piegare dall’azione terapeutica dell’antibiotico.
Questa reazione inattesa costituisce evidentemente un problema non di poco conto, rendendo le malattie scatenate dai batteri immuni imprevedibili e difficili da gestire. Infatti l’antibioticoresistenza comporta che un’infezione batterica semplicemente trattabile con una cura antibiotica, a un certo punto, non lo sia più. Per limitare il proliferare di questa problematica è necessario agire sia nell’ambito della prescrizione che in quello dell’utilizzo degli antibiotici, andando a cambiare i comportamenti che abbiamo sempre mantenuto in questa disciplina, e il perché lo si intuisce analizzando le cause che si celano dietro al fenomeno.
A cosa è dovuta la resistenza agli antibiotici?
La resistenza agli antibiotici può essere sostanzialmente di due tipi:
- Intrinseca. Quando la resistenza è già presente nel batterio ancora prima di assumere il farmaco antibiotico;
- Acquisita o indotta. Si verifica nel caso in cui il batterio, mutando geneticamente in base al contesto che si ritrova ad affrontare, evidenzi la resistenza dopo la somministrazione dell’antibiotico.
Ad interessarci particolarmente è la seconda fattispecie, in quanto è l’essere umano, con un uso eccessivo ed approssimativo degli antibiotici, ad averla provocata. Del resto, i batteri cominciano a sviluppare una certa resistenza quando:
- L’uso di questo tipo di farmaci avviene senza necessità terapeutica, ossia quando non vi è la presenza di un’infezione batterica;
- La prescrizione e la somministrazione di antibiotici non sono adatte ad eliminare il batterio responsabile dell’infezione;
- L’assunzione dell’antibiotico si verifica attraverso le dosi scorrette o nelle tempistiche sbagliate (tendenzialmente inferiori a quelle prescritte).
È proprio su questi aspetti che operatori sanitari e pazienti devono intervenire insieme allo scopo di ridimensionare l’antibioticoresistenza, problematica che può farsi davvero pericolosa e preoccupante.
Conseguenze e scenari futuri
Gli ipotetici scenari futuri legati alla minaccia dell’antibioticoresistenza non sono particolarmente edificanti. Un peggioramento evidente di questo fenomeno comporterebbe un aumento della mortalità per le malattie infettive e una riduzione della qualità della vita delle persone colpite: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il numero di morti per conseguenze dovute alla resistenza agli antibiotici potrebbe salire addirittura a 10 milioni (contro gli attuali 700.000) entro il 2050, se non si adottano misure significative.
Per fortuna stiamo parlando solo di ipotesi e misure significative possono essere adottate eccome, a partire da una serie di azioni a cui anche Farmacia Bacchini ha tutta l’intenzione di contribuire:
- Promuovere l’uso responsabile degli antibiotici;
- Diffondere educazione e informazione sul tema tra operatori sanitari e pazienti;
- Migliorare il monitoraggio e la sorveglianza sulla resistenza agli antibiotici;
- Utilizzare terapie alternative.