Come funziona il sensore diabete? Ecco cosa devi sapere

sensore diabete

Il diabete è una patologia piuttosto diffusa in Italia: secondo il report annuale rilasciato dal Diabetes Monitor Journal nel 2023, più del 6% della popolazione italiana o soffre di una carente produzione di insulina (diabete di tipo 1) o dispone di un organismo insensibile a quest’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue (diabete di tipo 2).

Soprattutto nel primo caso, è fondamentale tenere costantemente monitorati i tassi glicemici all’interno del flusso sanguigno per sapere, in tempi utili, come calibrare l’autogestione delle dosi di insulina, essenziali per evitare i pericolosi sintomi legati all’iperglicemia. A questo scopo, ci sono varie modalità di misurazione del livello glicemico: al classico glucometro si sta infatti affiancando, negli ultimi anni, il tecnologico sensore diabete, che con i suoi perenni monitoraggi rappresenta una vera e propria svolta nella quotidianità di chi soffre di questa malattia cronica.

Dove va posizionato il sensore?

Il sensore diabete si presenta come una sorta di cerotto digitale, dotato di un dispositivo sottocutaneo, e va applicato, di norma, sulla parte posteriore del braccio. Il grande vantaggio di questa tecnologia è che consente la costante misurazione della glicemia: basta infatti avvicinare il lettore glicemico allo speciale cerotto per conoscere, in tempo reale, il preciso tasso di zuccheri presente nel sangue, che può essere anche subito condiviso con il medico di base, se necessario.

Questo tipo di sensore può rimanere impiantato nel braccio per circa due settimane, dopodiché deve essere sostituito. Per poterlo acquistare, è necessario avere una prescrizione medica e, di solito, è previsto per chi soffre di diabete di tipo 1, il quale richiede di procedere con almeno quattro misurazioni glicemiche al giorno: evitare l’articolato procedimento del classico glucometro rappresenta dunque il vero plus del sensore diabete.

Cosa viene monitorato?

L’abbiamo già accennato a più riprese, il sensore diabete serve per misurare i livelli glicemici nel corpo. Ma cosa s’intende, di preciso, con glicemia? In parole povere, si tratta del valore della concentrazione di glucosio nel sangue, la cui entità dipende dall’operato dell’insulina.

Spieghiamolo più nello specifico: quando mangiamo, il cibo ingerito viene trasformato in zucchero (glucosio), che viene sfruttato dall’organismo per produrre energia. Per far sì che questo avvenga, il glucosio abbandona il sangue e si insinua nelle varie cellule, grazie all’intervento dell’insulina, ormone prodotto dal pancreas. Nei soggetti diabetici, però, o l’insulina non è abbastanza, oppure non è sfruttata in maniera sufficiente da consentire l’ingresso del glucosio nelle cellule, e così quantitativi troppo elevati di zuccheri rimangono ad albergare nel sangue.

Ecco perché il monitoraggio della glicemia è di vitale importanza per capire se si ha il diabete: si soffre di questa patologia se il tasso glicemico, misurato a digiuno almeno due volte a distanza di una settimana, supera i 126 milligrammi per decilitro.

Quanti sensori per la glicemia esistono?

Il panorama dei dispositivi per la misurazione del diabete non si esaurisce certo ai sensori diabete sin qui analizzati. Infatti esistono almeno altre due possibilità:

  1. Il glucometro. È lo strumento più tradizionale e conosciuto. In abbinata con penna pungi-dito e strisce reattive, costituisce il classico kit per il monitoraggio glicemico: una goccia di sangue capillare prelevata con l’ago viene posta su una striscia reattiva, la quale viene inserita nel glucometro. Questo dispositivo può così procedere con la misurazione;
  2. I sistemi impiantabili sottocute. A differenza dei sensori diabete, questi impianti tecnologici vengono installati direttamente sotto la cute, in una seduta in ambulatorio. Anche loro consentono un monitoraggio costante della glicemia (inviano infatti degli impulsi ad un trasmettitore che aggiorna all’istante un’applicazione specifica), ma durano di più dal punto di vista temporale: ben 180 giorni!

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