Carenza vitamina D tiroide: perché è dannosa per la salute

La vitamina del sole: è così che viene chiamata la vitamina D, visto che il nostro corpo la sintetizza principalmente a partire dai raggi solari che lo colpiscono. Ovviamente non si tratta dell’unico modo per averne delle riserve a disposizione, perché può essere introdotta anche attraverso il consumo di specifici alimenti. 

Se però un soggetto non si espone con la necessaria frequenza al sole o è solito non mangiare quei cibi che rappresentano fonti sicure di vitamina D, la carenza della stessa si presenta in tutte le sue spiacevoli conseguenze: alcune riguardano anche la tiroide.

Quali sono i sintomi di mancanza di vitamina D?

Quando si parla di carenza di vitamina D, il primo pensiero non finisce alla tiroide, bensì alle ossa: in effetti è noto per essere un composto organico che ha un ruolo decisivo nel concretizzare la mineralizzazione delle ossa, pertanto sue eventuali mancanze hanno dirette ricadute proprio sul sistema scheletrico. A tutte le età, seppur in forme diverse: rachitismo nei bambini, osteomalacia negli adulti e osteoporosi negli anziani. 

In generale, i sintomi che mettono in pre-allarme, lasciando intendere una carenza di vitamina D, sono i seguenti: 

  • Dolori ossei;
  • Dolori articolari;
  • Debolezza muscolare;
  • Disturbi da fascicolazione muscolare;
  • Ossa fragili, che tendono a deformarsi nei soggetti di giovane età o a rompersi facilmente, nei soggetti adulti;
  • Stanchezza ricorrente;
  • Difficoltà nell’elaborare pensieri fluidi e chiari.

Che problemi può creare la vitamina D bassa alla tiroide?

Ciò che invece è meno risaputo, ma che è bene tenere in considerazione, riguarda le conseguenze che la carenza di vitamina D può esercitare sulla tiroide. Questa vitamina risulta infatti centrale per la corretta funzionalità della ghiandola e gli studi hanno evidenziato che le malattie autoimmuni della tiroide (AITD) colpiscono soprattutto i soggetti che presentano quantitativi ridotti di vitamina D.

In particolare, quest’ultima è particolarmente scarsa nelle persone affette dalla tiroidite cronica di Hashimoto, ovvero una patologia cronica autoimmune che, infiammando i tessuti, può provocare ipotiroidismo (produzione di ormoni tiroidei inferiori alla norma), o dal morbo di Graves,  patologia associata all’ipertiroidismo e causata da un auto-anticorpo che induce la tiroide a produrre un eccesso di ormoni. Per questo si è originato il nesso tra carenza di vitamina D e AITD, che le ricerche stanno approfondendo sempre di più. 

Prevenzione

Potrà suonare banale, ma per prevenire drastici cali di vitamine D basta semplicemente introdurla nel proprio corpo, attraverso i vari metodi disponibili: 

  • Esporsi al sole, senza spalmarsi sulla cute crema solare, per almeno quindici minuti al giorno;
  • Includere nella dieta un’adeguata quantità di alimenti ad alto contenuto di vitamina D (uova, burro, tonno, salmone, sgombro, aringhe, ostriche, gamberi, carne di fegato, olio di fegato di merluzzo, funghi);
  • Se le precedenti opzioni sono difficilmente percorribili, ricorrere a integratori di vitamina D oppure ad alimenti fortificati nella stessa vitamina. 

Un’attenzione specifica nella corretta assunzione di vitamina D è richiesta alle donne nello stato di pre-menopausa, dove la quantità di estrogeni prodotta si riduce in maniera significativa. Questi ormoni, del resto, modulano l’autoimmunità tiroidea e, se la loro azione viene a mancare, è importante introdurre più vitamina D possibile nel proprio corpo secondo i metodi appena enunciati. 

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